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Legge Bavaglio e la censura in Italia

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Il 29 Settembre 2011, a Roma, c’è stata una manifestazione contro il cosiddetto comma “ammazza blog”.

Questa legge era già stata proposta sotto il governo Prodi, ed era stata respinta. Fa parte di un disegno di legge che dovrebbe andare a favore del diritto alla riservatezza e limitare l’uso che i media fanno delle intercettazioni telefoniche citate negli atti processuali. E’ forse un caso che venga riproposta ora, che il nostro presidente del consiglio si trova di nuovo in difficoltà con la legge? Mi sento abbastanza sicuro nel dire che non c’è reale urgenza nel far passare questa legge, e che si tratta dell’ennesimo caso di legge ad personam per nascondere e proteggere chi già di agevolazioni ne ha tante.

Il comma che ha fatto più discutere è quello che appunto riguarda i blog. Infatti un blog verrebbe messo sullo stesso piano di una testata giornalistica e quindi soggetto ad una sanzione di euro 12.500 se non provvede alla rettifica entro le 48 ore dalla segnalazione di contenuti illeciti. Sinceramente non penso che questa legge passerà, perchè per fortuna qualcuno se ne è accorto ed è stato sollevato un gran bel polverone. Resta comunque la domanda, che cosa sarebbe successo se la notizia fosse passata in sordina? Che cosa sarebbe accaduto se questa legge fosse passata e ce ne fossimo accorti solo dalle lettere di notifica?

La censura in Italia è un grandissimo problema. Nel 2009 l’organizzazione Freedom House colloca l’Italia al 73-imo posto nel mondo per la libertà di stampa un posto sotto ad Israele. In Europa è al penultimo posto ed è uno degli unici due stati ad essere chiamati “parzialmente liberi”. Purtroppo dal 2009 questa tendenza anti-democratica non si è affatto arrestata. Negli scorsi anni abbiamo visto il caso PirateBay, BTJunkie, la censura dei siti di gioco d’azzardo e i media non ne hanno parlato per nulla. Se ci fosse stata di mezzo qualche bella figliola forse la notizia avrebbe attirato più attenzione, ma in fondo si sa che tira più un pelo di …

Il vero problema della censura però non è il motivo per cui viene fatta. Nel caso, ad esempio, dei siti pedo-pornografici credo sia difficile dire che è una cosa sbagliata. Però con questa scusa i governi hanno la possibilità di mettere su l’infrastruttura tecnologica per poi andare a censurare senza lo stanziamento di nuovi fondi materiale molto più controverso.

All’ESC11 (End Summer Camp 2011) ho fatto una presentazione sulle tecniche per individuare i metodi di censura. Sto sviluppando con Jacob Appelbaum uno strumento per misurare il livello di censura in un dato paese.

Forse aggiornerò questo articolo nei prossimi giorni con altri pensieri, ma per il momento questo è tutto.

Vorrei concludere con una frase di effetto necessaria:

La soluzione a quelli che sono percepiti soggettivamente come contenuti sbagliati è oggettivamente più contenuti.

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Just a Random Hacker striving to make security and privacy by default work.

2 responses »

  1. ..se il nostro paese gia’ nel 2009 era al 73esimo posto in classifica, per qualita’ di informazione.. non credi che il bavaglio gia’ esiste da tempo, da molto prima del 2009 ?
    non credi che i giornalisti appartengono ad una casta ? in quali altri paesi esiste l’ordine dei giornalisti ?.. insomma se di legge ad-personam si tratta.. io non ne vedo il pericolo..
    esisterebbero decine di rimedi tecnici… basta hostare in un altro paese.. e quella legge se la possono mettere in culo.. e’ fumo negli occhi.. amico mio
    ACTA e’ il vero pericolo… http://www.youtube.com/watch?v=qlFyoEKV0dE

    Reply
    • Certo, non sto dicendo che è una cosa nuova, sto però dicendo che continuiamo a fare dei passi indietro.
      Non sono preoccupato per questa legge nello specifico, ma sono preoccupato del fatto che atti di questo tipo possano diventare la norma. Quando non susciterà più scalpore il blocco in Italia di un sito avremo perso.
      Sono d’accordo che ACTA è anche un grande problema.
      La cosa su cui io volevo far maggiormente riflettere non era tanto l’aspetto legale della faccenda quanto quello tecnico. Le leggi che danno la possibilità di bloccare i siti fanno sì che vengano spese delle energie per mettere su una “infrastruttura di censura” che potrà poi essere usata in un futuro anche per fare ben altro.

      Reply

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